Una mediazione familiare particolare : due nonni, una mamma e un bambino

di Raffaella Pasciuti

La partenza: un approccio casuale che si evolse in un rapporto di interazione tra una giovane madre single, tramite uno sfogo, all’interno di un percorso di ascolto in presenza e successivamente a distanza.

Un giorno, all’interno del luogo di lavoro della madre, la vidi, nelle vesti di cliente, manifestare uno stato di tensione repressa fino a quel momento, nei confronti del figlio di 8 anni, non presente in quanto a casa dai nonni. Mi colpì il fatto che tra un conto e l’altro alla cassa, la madre cercasse alleanze con i clienti, rispetto all’episodio accaduto la sera prima con il figlio, che l’aveva portata allo stato attuale di rabbia e risentimento. Conseguenza di tale esasperazione era la minaccia fatta al bambino di una punizione esemplare. Ascoltai il suo sfogo in silenzio senza pronunciarmi sull’accaduto.

Il fatto: la madre era andata a fare la spesa in un supermercato con il figlio, passando da una macchinetta cambia monete; il bambino aveva notato un cumulo di monete lasciate lì incustodite e l’aveva riferito alla mamma, che aveva pensato di metterlo alla prova. Se le sarebbe tenute o sarebbe stato d’accordo a consegnarle all’ufficio clienti del supermercato?

Per fargli prendere la decisione moralmente corretta, gli disse che quelle monete potevano essere i risparmi di un bambino come lui che se li aveva dimenticati; allora il figlio decise che era giusto consegnarli all’ufficio clienti nel caso che qualcuno ritornasse indietro a prenderli.

Il premio: il bambino, per la scelta fatta, chiese alla mamma se poteva prendere una confezione delle sue caramelle preferite; lei accettò pur applicando la regola che non avrebbe dovuto mangiarsele tutte la sera stessa.

La regola infranta: il giorno seguente, al rientro dal lavoro, la madre chiese al figlio dove fossero le caramelle e se le avesse già mangiate tutte; il bambino tergiversò rispondendo che non se lo ricordava. La madre, sentendosi presa in giro dal figlio, si diresse verso la sua cameretta iniziando ad aprire i cassetti per cercare le caramelle, alla fine trovò il pacchetto vuoto oltre a confezioni vuote nascoste di merendine varie. Lei ci teneva molto che il figlio chiedesse sempre agli adulti presenti ogni cosa che volesse prendere, fare o mangiare.

I nonni e il nipote: un’alleanza che la madre non accettava. Lei dava le regole, lei dava i limiti, lei propinava punizioni morali e fisiche (sberle all’occorrenza).

Mangiando tutti quei dolci diventerai un piccolo diabetico, io non ti curerò e morirai“, lo minacciava. Il bambino, che dalla nascita soffriva di attacchi d’asma associati ad una fragilità respiratoria, era stato cresciuto dai nonni, permettendo alla madre di lavorare a tempo pieno.

La madre non perdeva occasione per ripetere che si era trovata a svolgere due ruoli, madre e padre, che era stato sempre assente nella vita del bambino e si compiaceva nel riportare che a differenza di altre mamme, tranne quando era al lavoro, a casa stava sempre con suo figlio.

Un’altra grande paura della madre era che senza limiti e regole, il bambino, potesse diventare come certi ragazzotti in giro oggi per le strade della città, con genitori che non li hanno educati al rispetto, all’educazione, alla verità: “Se diventerai alto come tuo padre arriverà il giorno che cercherai di darmi una sberla“.

Gli insegnanti e la richiesta alla madre: la madre fu convocata dagli insegnati per un colloquio in cui richiesero richiesero la sua collaborazione affinché portasse il bambino ad una visita da un medico, ma la mamma ripeteva sempre il parere tranquillizzante della pediatra sul suo operato con il figlio: “Occorre fermezza, punizioni, sberle e a letto senza cena.” In aggiunta, vi era un comportamento reiterante e non accettante della madre verso il figlio, che allontanava anche fisicamente da sé ogni volta che. dopo una sgridata, lui la avvicinava chiedendole espressamente un bacino che lei allontanandosi rifiutava verbalmente. Ed infine, aleggiava nell’aria, sempre pronto a manifestarsi, lo spettro del collegio.

La punizione: per due settimane, consapevole che avrebbe perso i soldi della caparra per la prenotazione, la madre sarebbe partita per le vacanze estive al mare, senza il figlio, che per punizione sarebbe restato a casa con i nonni. Secondo la madre il figlio non era disgrafico né discalculico, solo non aveva voglia di impegnarsi, non voleva leggere, né fare i compiti. Il leitmotiv ricorrente riguardava se stessa: “sono cresciuta senza tante smancerie come baci e abbracci…mia madre e mio padre erano al lavoro ed io fin da piccola a casa dovevo prendermi cura tutto il giorno della nonna gravemente inferma in un letto.

Nelle sue parole quasi urlate intravedevo, attraverso una falsa sicurezza, un grido di aiuto, un risentimento mai superato mai rimosso. Non la pensavo come lei sulla punizione, così cercava apertamente di attaccarmi davanti a qualche cliente accondiscendente con il suo pensiero. Calmata e rimaste da sole all’interno del negozio, le prospettai un percorso di mediazione familiare che avrebbe coinvolto anche i nonni. Quando finalmente ci incontrammo, mi portò per visionarli, dei quaderni finiti di scuola del bambino poi sembrò trasformarsi in un fiume in piena, parlò a lungo poi stabilimmo un primo percorso.

La mediazione si svolse gradualmente, attraversata da momenti di collaborazione ad altri di parziale chiusura. La cartina tornasole si evidenziò nel comportamento maggiormente collaborante del bambino verso la madre, iniziando ad accettare dei limiti e delle regole sia a scuola che a casa.

I nonni, pur incontrandoli qualche volta nel percorso di mediazione, manifestarono due comportamenti diversi: il nonno continuò a fungere da “ancora” per il bambino e la nonna riuscì ad allentare quell’atteggiamento rigido a favore di un aspetto più ludico.

La madre, mediò molto su alcune sue pregresse problematiche non superate, che avevano inciso molto nell’attuare quell’atteggiamento persecutorio / indagatorio verso il figlio.

Una storia di mediazione familiare, in cui tutte le parti in aspetti diversi, si sono messe in gioco permettendo il raggiungimento dell’obiettivo finale: stare tutti un po’ meglio all’interno di una quotidianità vissuta e partecipata giorno per giorno.

Immagine di Raffaella Pasciuti

Raffaella Pasciuti

Raffaella Pasciuti, laureata in psicopedagogia con lode, si è specializzata nei disturbi dell'apprendimento e del linguaggio nei bambini con un corso triennale presso IFRA. Naturale è stato il successivo passaggio dal bambino alla famiglia e l'attività come mediatore familiare, svolta sia privatamente sia in collaborazione con ASL, Comuni e Regioni. Ha svolto attività di docenza in corsi e seminari rivolti Mediatori, Pediatri e a Infermieri professionali. Al suo attivo numerosi articoli su riviste di settore.

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