Nel mio lavoro di mediazione ho potuto accogliere diverse famiglie che mi hanno permesso di crescere insieme a loro, grazie ai loro racconti e alla loro fiducia.

Un giorno si presentò da me una coppia di genitori, lei Ingegnere meccanico e lui impiegato bancario, e già da come si posero davanti a me, notai subito una chiara difficoltà relazionale che si rifletteva sul loro unico figlio di 8 anni. Il bambino, mi raccontarono, presentava difficoltà già dall’ultimo anno di Scuola dell’infanzia, e le insegnanti avevano evidenziato problematiche relazionali con i pari e di linguaggio.

La madre prese subito la parola mettendo a fuoco che la causa primaria della continua conflittualità con il marito era il bambino e mentre raccontava alcuni episodi, il padre, in atteggiamento rassegnato con sguardo attento ma vuoto, non perdeva di vista il figlio. Dopo la classica domanda di rito in cui chiedevo il motivo che li aveva avvinati a me, cercando di estrapolare le loro reali aspettative nel rapporto che saremmo andati a costruire insieme di mediazione familiare, mi resi conto che nell’aria aleggiava, fra i coniugi, così tanta rabbia che la si poteva quasi toccare.

I bambini pensano che la nostra rabbia sia l’ultimatum e che poi non ci sia più amore. La rabbia invece può convivere con l’amore, spiegai ai genitori mentre il figlio pareva estraniato da noi, assorbito dal mondo dei Lego, ma la fatica grossa che si deve fare è quella di contenere dentro di noi sentimenti ambivalenti.

Aggiunsi che avremmo compiuto insieme questo viaggio alla ricerca di nuove parole da dire, nuove modalità di risposta, anche ampliando la sfera dell’ascolto e questo senza inibire né negare i propri stati d’animo, provando inizialmente ad aumentare i tempi di risposta e di pausa.

Tornare un po’ bambini non è sbagliato, senza scomodare il Fanciullino di Pascoli, e poter dire “sono arrabbiato” o “sono triste”, imparando cosi’ a riconoscere il potere della mediazione all’interno dei più vari contesti, rispettando le emozioni e i bisogni altrui, è pratica difficile e impegnativa, ma non impossibile. Sarà compito mio, dissi ai coniugi, agevolare il percorso creando, un passo alla volta, un’alleanza capace di andare oltre alla “rabbia”, per guadagnare serenità nella coppia e di conseguenza facilitare lo sviluppo psico emotivo del figlio, rimasto intrappolato in dinamiche troppo incomprensibili alla sua tenera età. Prospettai un percorso condiviso da praticare insieme nel rispetto dei ruoli, in cui loro sarebbero stati i protagonisti del cambiamento e io avrei agito da facilitatore.

Dopo diversi incontri, alcuni anche da remoto, applicarono pian piano, non senza difficoltà e occasionali regressioni, ciò che insieme avevamo costruito, senza rimanere incasellati in uno schema rigido, come se potesse esistere un unico standard applicabile a tutte le famiglie.

Il mediatore dovrebbe diventare come un bravo sarto arrivando a confezionare, prova dopo prova, un abito su misura solo per quella famiglia.

Il bambino beneficiò del nuovo stato di cose, superando le sue paure, avvicinandosi ai suoi compagni di scuola fino ad abbozzare alcune amicizie. Similmente ottenne miglioramenti anche nel linguaggio, che procedettero di pari passo con il progressivo instaurarsi di relazioni empatiche con gli altri bambini che frequentava.

Il miglioramento segnò l’interruzione del rapporto, ma dopo vari mesi. Inaspettata, giunse una telefonata in cui i genitori mi comunicarono, con gioia, che era in arrivo il secondo figlio. Non sempre il lavoro di mediazione familiare finisce come nelle favole “…e vissero tutti felici e contenti”, ma se ci si crede e se tutti gli attori coinvolti lavorano insieme, il lieto fine può succedere al di là di ogni possibile previsione

Immagine di Raffaella Pasciuti

Raffaella Pasciuti

Raffaella Pasciuti, laureata in psicopedagogia con lode, si è specializzata nei disturbi dell'apprendimento e del linguaggio nei bambini con un corso triennale presso IFRA. Naturale è stato il successivo passaggio dal bambino alla famiglia e l'attività come mediatore familiare, svolta sia privatamente sia in collaborazione con ASL, Comuni e Regioni. Ha svolto attività di docenza in corsi e seminari rivolti Mediatori, Pediatri e a Infermieri professionali. Al suo attivo numerosi articoli su riviste di settore.

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